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Rubrica di Emanuela Medi
 

A quota 5 mila i prodotti a bordo dell’Arca

E’ il miele di Tepoa, regione orientale del Burkina Faso, nel cuore dell’Africa, l’ultimo prodotto a salire sull’Arca del Gusto. Frutto del lavoro delle api la cui sopravvivenza è a rischio in tutto il paese, martoriato dalle guerre, questo miele è un alimento importante e potrebbe diventare il simbolo di un riscatto culturale e alimentare della popolazione di Tepoa.

Ma facciamo un poco di storia sull’Arca del Gusto fortemente voluta da Carlo Petrini anima di Slow Food. Quando nacque nel 1996 fu immediatamente chiaro che qualcosa non andava nel mondo della produzione, distribuzione, consumo e comunicazione del cibo e questo qualcosa non era solo la minaccia di standardizzazione  operata dalle grandi industrie ma la scomparsa di specie animali, vegetali, preparazioni culinarie, paesaggi rurali, insomma l’identità di popoli   e di territori attraverso l’azzeramento delle stesse.
Fu deciso allora di costituire un catalogo per raccogliere tutte le biodiversità alimentari che rischiavano di estinguersi  aiutando, così,  le piccole agricolture locali a non scomparire e a mantenere una sostenibilità economica e culturale, come dice Carlo Petrini ”La biodiversità – è l’unico segreto per uno sviluppo sostenibile”.

Continuiamo con la nostra storia: Il primo ingrediente indigeno a bordo dell’Arca fu la farina di patate dolci Kraho prodotta dalle popolazioni Kraho che vivono nella savana brasiliana, il Cerrado. La loro farina è ottenuta dalle numerose varietà di patate dolci della zona: lavate, avvolte in foglie di banana, grigliate successivamente macinate e ridotte in farina, costituiscono la base di una serie di piatti tradizionali.

Calafate è un arbusto comune nel meridione del Cile, piccolo frutto rotondo, dalla buccia violacea e dalla polpa agrodolce, sono in  via di estinzione per il disboscamento e l’espansione urbana. Il frutto di questo arbusto della Patagonia è utilizzato per aromatizzare dolci, bevande, succhi. La leggenda narra che chiunque ne mangi sarà costretto a tornare.

Dalla Patagonia alla Norvegia Settentrionale, il salto non è da poco: nonostante le spietate condizioni climatiche nasce una rapa, la Mailselvenepe, considerata una prelibatezza  da mangiare cruda o in zuppa. Purtroppo oggi poco coltivata per via di una agricoltura meno faticosa in grado di vincere le pessime condizioni locali.

Parliamo di animali, meglio di insetti, il Calate, il più piccolo animale dell’Arca del Gusto che vive nelle foreste montane e pluviali della Sierra Madre Orientale in Messico.: Importante simbolo comunitario questa piccola rana albero è una golosità a Veracruz, quale ingrediente in frittelle, riso o talpe (salsa messicana).

Altro insetto,il primo  dell’Arca del Gusto: si chiama Zazamuschi, proviene dal Giappone nella regione di Nagano che non ha accesso sul mare, per cui la gente del posto si affida ai fiumi per trovare proteine fresche. Parte importante del pescato, le larve sono particolarmente apprezzate cotte in salsa i soia e zucchero.

E’ il più grande animale dell’Arca, oltre ad essere il più grande terrestre mammifero del Nord America: il Bisonte delle Grandi Pianure, raro trovarlo selvatico la cui alimentazione è ormai ben lontana dalla originale. Elemento centrale della vita degli indigeni , questo animale ha sempre fornito l’essenziale ai suoi abitanti. Vicino all’estinzione, ora i bisonti delle Grandi Pianure si sono  rimpossessati del loro habitat naturale e vagano liberi come una volta.

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VINOSANO nasce nel 2014 come naturale proseguimento di VIVERE FRIZZANTE, edito Diabasis, un saggio di Emanuela Medi giornalista scientifica che ha voluto indagare sul rapporto ”vino e salute”. Dati, ricerche , interviste hanno messo in luce i tanti aspetti positivi per la salute, ma anche negativi della più antica bevanda della storia. Ma allora, come oggi, il bere positivo ha un significato più profondo: parla di noi. VIVERE FRIZZANTE come VINOSANO: un percorso nella trasversalità del vino