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Rubrica di Emanuela Medi
 

Roma la capitale mondiale degli obelischi, ma ai turisti lo si dice?

Vengono, accorrono, amano  il nostro paese: la notizia che il turismo sarebbe salito al 13% con una ulteriore crescita prevista quest’anno dell’1,8%   non può che  rallegrarci soprattutto per l’impatto economico che si riflette sul mondo del lavoro. Roma certamente la più gettonata non fosse altro perché nei secoli è diventata un museo a cielo aperto, è ricca di bellezze che spesso non si dicono.. si racconta l’ovvio e si passa oltre.. troppe le cose da vedere e raccontare. Eppure non possono sfuggire ad un osservatore un pochino più attento, gli obelischi, veri punti focali del tessuto urbano. Ben diciotto, il maggior numero al mondo.

Di questi nove sono originari del’antico Egitto, trasportati a Roma nel periodo imperiale, in seguito delle campagne di conquista nelle terre dei Faraoni. Costituiti di basalto monolitico erano considerati simboli solari,spesso collocati in coppia davanti alle entrate dei templi.. Altri vennero costruiti come imitazione, o, in tempi più moderni per semplice decorazione.

Si innalza maestoso in piazza Montecitorio l’obelisco omonimo che ha avuto funzione di indicatore solare. Fu costruito nel VI sec a.C. per il faraone Psammetico II, e proviene da Heliopolis, al Cairo, dove venne fatto prelevar per volere di Augusto nel 10 a,C. In ricordo della sua antica funzione ha un globo forato, dal quale a mezzogiorno dovrebbe passare un raggio di sole convogliato da terra.

Spesso non ci si accorge, perché attratti dalla fontana dei Quattro Fiumi del Bernini in piazza Navona, dell’obelisco Agonale, che un tempo proveniva dal circo di Massenzio sulla via Appia.In cima( supera i trenta metri) è stata posta una colomba, assunta a emblema dello Spirito Santo. Poco distante la statua, il Pasquino, una “statua parlante”: a dargli la parola furono i Romani che di notte collocavano scherzosi fogli scritti di contenuto politico.. molto vicino all’animo del popolo.

Non lontano in piazza della Rotonda troviamo l’obelisco del Pantheon, in granito rosso. E’ stato costruito nel 1200 a.C  ad Heliopolis e fu portato a Roma per abbellire il tempio dedicato a Iside e Serapide eretto in Campo Marzio. L’attuale collocazione fu voluta da papa Clemente IX, che lo fece innalzare sopra la fontana del tempio dedicato a tutti gli dei.

Più noto è l’obelisco Vaticano, posto al centro della famosa piazza di San Pietro progettata dal Bernini. Anche questa proveniva dal Cairo e fu trasportato a Roma da Caligola nel 37 d.C. con l’intento di abbellire il Circo i Nerone, situato nell’area dell’attuale sagrestia della basilica. Resto lì finche Sisto V nel 1586, lo fece portare da Domenico Fontana, dove si trova tuttora. La base è decorata da quattro leoni, motivo araldico  dello stemma di Sisto v e da aquile bronzee, fatte aggiungere nel 1713 da papa Innocenzo XVIII a memoria, anche lui!, degli elementi araldici della sua famiglia .Sulla sommità della guglia sono conservate le reliquie della Santa Croce.

E gli altri 14 obelischi? Non c’è che andarli a vedere!

Testo tratto da” Forse non tutti sanno che in Italia” di Isa Grassano

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VINOSANO nasce nel 2014 come naturale proseguimento di VIVERE FRIZZANTE, edito Diabasis, un saggio di Emanuela Medi giornalista scientifica che ha voluto indagare sul rapporto ”vino e salute”. Dati, ricerche , interviste hanno messo in luce i tanti aspetti positivi per la salute, ma anche negativi della più antica bevanda della storia. Ma allora, come oggi, il bere positivo ha un significato più profondo: parla di noi. VIVERE FRIZZANTE come VINOSANO: un percorso nella trasversalità del vino

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