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Rubrica di Emanuela Medi

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agosto 2017

Il Malbec è un vitigno complesso nella sua espressione gustativa come nella gestione in vigna, che ha dovuto attraversare l’oceano per trovare il proprio habitat naturale. A Bordeaux, dove è nato e dove rimangono appena 2 mila ettari a fronte dei 22mila coltivati nella sua patria odierna, non ha mai trovato la propria dimensione ideale, complici le frequenti gelate primaverili e l’eccessiva umidità. Meglio si è adattato, invece, alle alti valli Andine dell’Argentina, dove la ventilazione costante, l’intensa luminosità ed un clima più secco e regolare, favoriscono il suo corretto sviluppo. Questi elementi, nel corso di circa duecento anni di presenza nel paese, ne hanno decretato il successo, permettendogli di affermarsi quale vitigno nazionale. Il Malbec argentino è un vino corposo, fruttato scuro di prugne e di more, floreale in giovinezza e via via più terragno. Presenta tannini robusti ma bilanciati che arricchiscono una struttura importante supportata da un buon grado alcolico e bilanciata da una ricca componente fruttata. E’ un vino che, date le sue caratteristiche, risulta quasi sempre il linea con lo stile “Nuovo Mondo” e che ben si adegua al cosiddetto“gusto internazionale” quando ne viene esaltata la generosità attraverso l’affinamento in barrique. Tuttavia, le sue migliori versioni sono lungi

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Si ride e si scherza con l’agronomo Giovanni Morelli, particolarmente “ispirato” secondo l’addetta alle Pubbliche Relazioni di Banfi, Lorella Carresi, quando su una Jeep facciamo il giro un poco spericolato, della tenuta Banfi. 20 Luglio 2017, ore 10, sotto un sole impietoso che non inganna anzi esalta la bellezza di queste colline dai tanti colori: verdi (le zone vitate), gialle oro (i raccolti) e grigie delle terre in lavorazione. Certo con una produzione di oltre 10 milioni di bottiglie, una estensione di vigne che copre un’area di 800 ettari e una proprietà di 2800 ettari a corpo unico, la più importante in Italia, non potevo immaginare che la terra del Brunello di Montalcino producesse anche susine essiccate da far invidia alle note prugne californiane. Diversificare la produzione: una strategia ormai comune a molte importanti aziende vitivinicole, cui non poteva sottrarsi Banfi: parliamone, come di una curiosità

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E’ vero non si dovrebbe fumare, ma per le accanite una buona notizia! E’ stato dimostrato che l’alimentazione ha un ruolo insostituibile nel ridurre lo stress ossidativo di molte malattie croniche, ovvero riduce i danni a livello cellulare di molti organi come il cuore, cervello, pancreas. Alcuni alimenti sono in grado di promuovere la naturale risposta antiossidante del nostro organismo, tra questi vino, cioccolata, frutta, verdura, frutta a guscio. Una conferma viene dallo studio E3N/ EPIC che ha coinvolto 74.508 donne francesi, nate tra il 1925 e il 1950, le cui abitudini alimentari e stili di vita erano stati seguiti per circa 16 anni con questionari triennali. Si è studiata la possibile correlazione tra la potenziale efficacia della dieta antiossidante e lo sviluppo di malattie croniche o mortalità. Nella analisi finale è emersa la lineare riduzione della mortalità totale parallela all’aumento del consumo di vitamine C ed E ovvero di betacarotene e polifenoli. Il rischio minore di malattie croniche e di morte è emerso, come atteso, tra le donne non fumatrici con alto consumo di the, cioccolato, vino, frutta, verdura e frutta a guscio. Il gruppo di fumatrici con scarso consumo di prodotti antiossidanti è risultato il più a rischio: + 130 di

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Sei sensibile al piccante? Il 34,6% delle femmine e il 21% dei maschi è “supertaster” cioè ha una maggiore sensibilità ai gusti. Invece il 28% dei maschi e il 24% delle femmine è un “non taster”, cioè ha una ridotta sensibilità ai gusti. Ma perché parliamo di piccante ? Il piccante è uno degli elementi che identificano il grado di percepire i gusti chiamati (PROP) ma anche la sensibilità al gusto che si identifica attraverso il numero di papille gustative presenti sulla lingua. Dato incontestabile: le donne rispetto gli uomini, ne hanno di più: 23 per cm2. Percezione e sensibilità sono alla base di ITALIAN TASTE un progetto di ricerca della Società Italiana di Scienze Sensoriali che ha come obiettivo lo studio delle preferenze dei cibi per migliorare le abitudini alimentari degli italiani. Al progetto che si avvale della collaborazione di numerose Università italiane, hanno partecipato 2500 persone: di questi hanno risposto 1200 persone. Da una prima valutazione è emerso che le femmine risultano decisamente più sensibili ai gusti, mentre per i maschi è più facile orientarsi verso cibi dal sapore più deciso e magari caratterizzato da sensazioni quali l’amaro e l’astringente, comuni in molti ortaggi e vegetali con un elevato potenziale

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Qualche bicchiere di troppo, succede complici le serate in compagnia di amici e il caldo che invita a bere. Sete, tanta sete la mattina dopo E’ questo l’effetto più visibile e immediato della disidratazione che avviene quando si è bevuto molto. L’alcool infatti è un potente diuretico che porta a urinare più del normale con conseguente perdita di molti nutrienti essenziali come vitamine e sali minerali. La disidratazione causata dall’alcool può anche aumentare l’acidità nello stomaco e nell’intestino, causare bruciori alla gola e alla bocca dello stomaco. Attenzione ai diabetici in quanto molto alcool può portare a produrre troppa insulina con conseguente calo di zuccheri nel sangue. Bere alcool ma non di giorno - raccomandano gli esperti - meglio la sera facendo attenzione a mantenere il corpo sempre idratato con assunzioni frequenti di acqua che può aiutare a minimizzare l’effetto di alcool nel corpo. Cosa bere allora? Meglio la birra a bassa gradazione alcolica, tipo le messicane. Dissetano di più rispetto le scure o al doppio malto. Lo stesso discorso vale per il vino: meglio evitare quello ad alta gradazione. Più elegante lo champagne che da un tocco di maggior effetto all’atmosfera. Se siete un poco a corti di soldi il prosecco è perfetto.

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La cantina è la camera da letto giù dal basso. Silenziosa, profonda, oscura. Esposta a Nord. Né troppo bianca, né troppo umida. Senza odori di mela e legna verde. La cantina è un luogo di culto pieno di misteri. Il vino deve restare imperativamente chiuso da un tappo di sughero, per evitare che questo si secchi, perda di elasticità e si restringa. Se il tappo si restringe, l‘aria vi passa e il vino si ossida. Le dilatazioni e le contrazioni offuscano irrimediabilmente il vino. Le bottiglie giacciono distese come su un’ottomana, sistemate una di testa una di fondo. Fanno pensare alle bellezze dormienti di Kawataba la cui nuca sembra così facile da spezzare o anche alla fanciulla sorpresa a dormire con un seno alla’aria. Madelaine Bonjour in "L’imaginair du vin" aveva fatto l’inventario delle etichette di alcuni grandi granai per tipo di vini: tutta la storia di Roma era rappresentata, da Marziale che parla di un “dell’annata di Opimio” a Orazio che in un’ode celebra “un'anfora della guerra Marsica” a un vino che proveniva da Setia ( l’attuale Sezze nel Lazio). La cantina è come un momento di pausa che la storia si prende, è come la somma di piccoli frammenti di vino

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Territorio di eccellenza per la produzione vitivinicola del Sangiovese, la Toscana ha avuto un ruolo importante nella produzione agricola dell’Italia. Se dobbiamo riferirci a Plinio il Vecchio, la vite era coltivata ancora prima dei Greci e degli Etruschi. Con la caduta dell’impero Romano questo prezioso bene della natura, viene coltivato dagli ordini monastici - come quello di Vallombrosa - i quali oltre a farne uso “sacrale” ne facevano oggetto di commercio. Bevevano vino i nobili Antinori, mercanti di vino fin dal 1385, ma anche i Ricasoli, gli Albizzi-Frescobaldi e molte altre famiglie altolocate, che lo vendevano non solo nei "tabernacoli", piccoli locali a livello della strada dei loro palazzi, ma anche quello da “asporto”, senza intermediari, nelle classiche fiaschette rivestite di paglia, antesignane della famosa “fiasca” del Chianti. Beveva vino il popolo sebbene fosse miscelato con acqua. Facciamo un salto generoso di secoli per arrivare al 1716 quando il Duca Cosimo III nel 1716, precorrendo le DOC, stabilisce con precisione i confini delle quattro zone vinicole più importanti della Toscana: Chianti, Pomino, Carmignano e Val d’Arno di Sopra. Per la prima volta i vitigni vengono studiati e classificati su base scientifica dalla Accademia dei Georgofili e solo nel 1874 viene definito da Bettino

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“I vini di Fontodi testimoni di un territorio, della loro stagione, della filosofia di produzione della famiglia Manetti” Sostenibilità, razionalità, continuità sono le tre parole che definiscono il credo di Giovanni Manetti, patron della storica azienda chiantigiana Fontodi. Sostenibilità significa rispetto dell'ecosistema, rifiuto della chimica in vigna e in cantina, autonomia produttiva e ricerca della territorialità attraverso un prodotto più strettamente legato alla terra. Razionalità è sinonimo di precisione nel lavoro svolto e di un uso appropriato delle tecnologie moderne. Continuità, infine, è la capacità di perpetrare nel tempo questo progetto, aldilà delle mode e delle strategie di mercato. Tutto questo trascende i confini dell'agricoltura, divenendo una vera e propria filosofia di vita che ben si accorda l'idea di “vino sano”. Fontodi è indubbiamente il volto più noto della “Conca d’Oro” di Panzano in Chianti , anfiteatro divenuto primo “biodistretto” d’Italia: un’area in cui, su 500 ettari vitati, 400 sono coltivati seguendo i principi dell’agricoltura biologica e biodinamica. Manetti non nasconde l'orgoglio per Panzano e a più riprese afferma il suo impegno per il raggiungimento di simili traguardi in tutto il Chianti Classico, del cui consorzio è stato vice-presidente. La qualità espressa da Fontodi è anche legata ad un lavoro minuzioso in cantina. Essenziale, in questo

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Vendemmia difficile il 2017, in Franciacorta Colpita dalla gelata di primavera che ha causato una riduzione delle rese del 30%. "Solo in primavera - dice Silvano Brescianini, Vice Presidente del Consorzio Franciacorta - potremo fare un consuntivo. Molto dipende dalla gestione che le cantine hanno deciso di intraprendere nei mesi successivi le gelate. Per quanto riguarda il forte caldo - precisa Brescianini- questo non inciderà in modo negativo sulle rese essendo la vite una pianta mediterranea che sopporta il caldo e la scarsità delle piogge”. Pioggia di riconoscimenti per Villa Russiz: il Sauvignon De la Tour 2015 Ha ottenuto da metà 2017 il maggior numero di premi. Vitigno di origine francese, introdotto in Italia da Theodor De la tour si presenta fresco e seducente con gli inconfondibili sentori di pesca a pasta bianca e sambuco e retrogusto agrumato di pompelmo rosa. Vino di grande corpo, elegante e vellutato. Oro e argento per i vini doc di Cantine Volpi Medaglia d’oro del Gilbert& Gaillard per il” Timorasso DOC Cascina La Zerba Volpedo 2015” e quella d’argento del Frankfurt International Trophy a cui si aggiunge l’oro per il “ Moscato DOC Piemonte 2016” “ . Mineralità, struttura, profumi e intensità il Timorasso 2015, dolcezza, armonia e freschezza

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E’ sempre più sfaccettato il mondo del vino tanto da confondere il pubblico anche il più smaliziato, e allora proviamo a chiarire qualche concetto: BIOLOGICO, è bio? domandano i consumatori certamente più attenti , rispetto il passato, a ciò che si mangia e si beve, come se alla parola biologico si associasse un concetto salutistico. A partire dalla vendemmia del 2012 i produttori possono applicare sulla etichetta “vino biologico” quando sono contenute tutte le indicazioni indicate dai vari regolamenti che vietano l’utilizzo di pratiche come la desolforizzazione, la dealcolizzazione, l’elettrodialisi ecc. Non possono essere assolutamente utilizzate sostanze chimiche ma solo quelle di origine animale, vegetale e minerale Per quanto riguarda la quantità di solforosa totale, la quantità nei vini biologici secchi non può essere più di 100gr/ml e per i vini rossi e bianchi secchi, 150gr/ml. ORGANICO: traslazione del termine inglese” organic” che vuole dire naturale. BIODINAMICO: Si deve al filosofo Rudolph Steiner questa filosofia che dagli anni venti, ha avuto un un crescendo di interesse. La certificazione biodinamica è quella rilasciata dalla associazione Demeter in base alla quale tutto il ciclo dal trattamento del terreno, del letame, del terriccio è in stretta correlazione con le energie del terreno, degli esseri viventi e

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