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Rubrica di Emanuela Medi
 

“A Tavola con gli antichi” : la storia di Giovannina della Chiaiolella

Molte Donne tra la fine dell’Ottocento e il primo Novecento a Procida vivevano in grande povertà… eravamo quasi tutti allo stesso scalino; non c’era la luce elettrica; né il gas. Eravamo tutti poveri in canna.

Mia nonna Giovannina Gamba aveva messo al mondo otto figli. Di questi qualcuno si era subito sposato, altri erano emigranti, chi in America, chi in Francia. Nonna aveva l’orto e i figli che ancora vivevano con lei  e davano una mano per lavorare la terra. Nonna Giovannina faceva la donna di casa, la contadina e, quando capitava, aiutava pure a fare venire al mondo bambini. Le donne si facevano in quattro per accendere il focolare; si usava la legna che si conservava quando si potavano i limoni; e quando bruciavano l’odore di limoni profumava la cucina. Spesso tra le donne del vicinato si scambiavano le cose. Marietta abitava vicino alla mia nonna e molte volte la chiamava:

“Giovannina! Giovannina,ce l’hai due cipolle?”

“SìSiì, entra vieni”.

E non ci dava solo le cipolle; ma tutto quello che aveva in casa facendo tutto a metà, magari capitava che aveva appena sfornato il pane -che si faceva una volta a settimana-, e allora ne prendeva una pagnotta e la donava con amore come si dà a un figlio. Marietta aveva portato dei pesci freschi a nonna e lei li preparava all’acqua pazza, con prezzemolo, un po’ di aglietto fresco, peperoncino forte  e qualche pomodorino. tutte cose appena colte, che ora si chiamerebbero “a chilometro zero”. Mentre si cucinava si sentivano odori da fare venire l’acquolina in bocca.

Giovannina aveva molta fantasia: in cucina, con pochi ingredienti e una lacrima d’olio, preparava tutte le cose buone della terra per i figli e per suo marito.  A lui piaceva molto la pizza dolce, che si preparava con riso, uova, latte e miele, A quei tempi infatti lo zucchero non era ancora arrivato. Durante la settimana cercava di risparmiare sul latte delle capre che vendeva accontentando il marito e i figli.Alla raccolta del granturco  capitava qualche spiga semi vuota di chicchi, la nonna allora le prendeva e le dava alle galline. E le altre belle piene di chicchi d’oro si mettevano a seccare; e quando diventavano asciutte e dure si sgranavano i chicchi nel mortaio, con tanta fatica la nonna li faceva diventare farina. Allora Giovannina impastava la farina ricavata dal granturco con un po’ di sugna e i cicoli del maiale che avevano ammazzato i vicini, e faceva le Zoccolelle, una sorta dipanini che metteva subito al forno.Le mie sorelle più grandi di età ricordano ancora il profumo e il sapore di quelle Zoccolelle mai più ritrovato.

Giovannina perse il marito quando aveva solo 45 anni; per lei fu una mazzata fortissima; il lavoro era tanto per lei, ma mai si era lamentata, andava avanti per amore dei figli e pensava nel suo cuore: DIO mi aiuterà.

Nell’orto aveva un fosso molto profondo dove allevava i conigli. Ce n’erano tanti; e spesso diceva ai figli! Questi servono tutti quando faremo la grande festa. Quando vostro fratello Torillo (Salvatore) prenderà i voti e celebrerà la prima messa che sarà per l’anima di vostro padre.

Quando venne il grande giorno, Giovannina aiutata dalle figlie Maria, Melina,Gerardina e dai figli maschi sacrificarono tutti i conigli e così che cucinarono per otto giorni di fila per la festa al figlio che era diventato: Prete Don Salvatore Romano, il 28 Giugno 1937. Per lei e tutta la famiglia fu una gioia immensa, e tutta la Chiaiolella fece festa con loro. Le persone che passavano accanto alla casa di Giovannina la chiamavano:“Giovanni’, Giovannina che odore!”. E lei nella sua grande generosità a tutti faceva assaggiare il coniglio che aveva cucinato nei tegami di creta lento, lento, bagnato ogni tanto dal buon vinello, il Bioncolella di Procida. Quel giorno emozionante fu per Giovannina il raggiungimento della felicità: avere un figlio Prete era una cosa troppo importante. Lei era molto credente e diceva spesso ai figli e in seguito ai nipoti: “Mettetevi in testa questa  cosa: Dove c’è DIO  non c’è povertà, perché lui provvede  a tutto e a tutti”. Era una donna forte piena di fede. e sulle sue orme hanno camminato dapprima i suoi figli e in seguito noi nipoti.

Annarosaria Meglio

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VINOSANO nasce nel 2014 come naturale proseguimento di VIVERE FRIZZANTE, edito Diabasis, un saggio di Emanuela Medi giornalista scientifica che ha voluto indagare sul rapporto ”vino e salute”. Dati, ricerche , interviste hanno messo in luce i tanti aspetti positivi per la salute, ma anche negativi della più antica bevanda della storia. Ma allora, come oggi, il bere positivo ha un significato più profondo: parla di noi. VIVERE FRIZZANTE come VINOSANO: un percorso nella trasversalità del vino

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