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Rubrica di Emanuela Medi
 

Campagne abbandonate: in Italia non si coltivano più oliveti

Intervista con Luigi Caricato, Direttore di OOF 2019

“Quest’anno il  90% dell’olio verrà importato: purtroppo non si coltivano più olivi , le campagne sono abbandonate, nonostante che il nostro paese sia un grande consumatore di olio in particolare l’extra vergine, materia prima alimentare”.

Parole un poco sconfortate di Luigi Caricato, oloeologo, scrittore, giornalista . editore ma soprattutto ideatore di OOF 2019, l’annuale appuntamento di tre giorni(31 dicembre-2 febbraio) dedicate all’olio e ai condimenti  che si svolge a Milano al Palazzo delle Stelline. Olio Officina Festival non è solo il più grande happening del mondo  per gli appassionati dell’olio ma vuole proporsi con un nuova veste moderna, lasciandosi alle spalle quell’immagine obsoleta di oli tutti uguali, senza specifica identità.
”Il mondo dell’olio è profondamente cambiato – dice Il patron del Festival – oggi gli oli hanno odori ben definiti assolutamente percettibili: sanno di mandorla, di fiori, hanno il profumo della mela,  del pomodoro e del carciofo. Non sono più e solo materia grassa, hanno qualità di grande eccellenza,  rispecchiano la territorialità e molti piccoli e grandi produttori  hanno compreso  il cambiamento in atto dei processi di lavorazione con l’arrivo della meccanizzazione: i prezzi, per fortuna, sono diminuiti a vantaggio di un prodotto genuino alla portata della popolazione e non più  merce di pregio per pochi.

E allora perché produciamo sempre di meno a favore oltretutto di altri paesi. ”I nostri produttori non hanno capito – continua Caricato – le opportunità  che la tecnologia offre, le nostre istituzioni non hanno voluto impegnarsi in questo settore e l’olio rimane l’eterno sconosciuto anche e soprattutto da un punto di vista sensoriale a vantaggio di un paese come la Spagna che diventerà il primo paese produttore ed esportatore al mondo“.

L’olio -sottolinea Caricato- non è come un bicchiere di vino che facilmente si può degustare: proliferano le scuole, i master, gli eventi. Le nostre scuole non funzionano  perché hanno commesso uno sbaglio primordiale: insegnano  i difetti dell’olio e non le loro qualità.  La stimolazione sensoriale e l’esperienza emozionale dovranno essere parte fondamentale dei nostri corsi, solo così potremo avvicinare un pubblico  sempre più giovane, complice il fenomeno in aumento dell’enoturismo  volano  anche per l’olio”.

Cambiare e proporsi al grande pubblico anche con una veste pubblicitaria nuova: il tema portante di questa ottava edizione è ”Nostra Signora Pubblicità”.

“E’ esattamente il mio obiettivo:l’olio cambiare messaggio e vestito: per fare questo ho chiamato a collaborare gli allievi della Accademia di Comunicazione di Milano che sotto la guida del direttore creativo Antonio Mele , hanno preparato 46 cartelloni di 2 metri per 1,50 che calati dall’alto del Palazzo delle Stelline- proporranno temi e spot volti a trasmettere in maniera semplice e incisiva quali siano le qualità che vogliamo pubblicizzare e soprattutto tali da essere ricordati. Altro appuntamento importante- prosegue Caricato- con la Scuola Internazionale  del Fumetto Comics, che sabato 2 febbraio darà luogo alla presentazione n7 della rivista OOF International Magazine, edita da OlioOfficina, con dieci storie a fumetti ispirate all’olio”.

Una tre giorni di incontri, esperienze, premi, libri, degustazioni per una cultura dell’olio che ci faccia ritornare protagonisti di questa eccellenza che appartiene alla nostra storia, alla nostra identità.

Emanuela Medi, giornalista

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VINOSANO nasce nel 2014 come naturale proseguimento di VIVERE FRIZZANTE, edito Diabasis, un saggio di Emanuela Medi giornalista scientifica che ha voluto indagare sul rapporto ”vino e salute”. Dati, ricerche , interviste hanno messo in luce i tanti aspetti positivi per la salute, ma anche negativi della più antica bevanda della storia. Ma allora, come oggi, il bere positivo ha un significato più profondo: parla di noi. VIVERE FRIZZANTE come VINOSANO: un percorso nella trasversalità del vino