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Rubrica di Emanuela Medi
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Casa, cantina e agriturismo: è triplice l’anima di Tenuta La Cà, 15 ettari coltivati a vite e olivo adagiati sulle colline moreniche di Calmasino di Bardolino, a pochi chilometri dalle sponde venete del lago di Garda. Qui Pietro e Aldo Giambenini hanno scelto di tornare, dopo gli studi lontani da casa, per trasformare la dimora e la terra dei genitori in una vera e propria impresa. Un’antica passione di famiglia è diventata così una missione: quella di produrre vini d’eccellenza, frutto di estro creativo e di un solido sapere. “Tenuta La Cà è sempre stata un sogno nel cassetto. Mi rendevo conto che nessuno ne stava mettendo a frutto il vero potenziale. Io ci ho riflettuto tanto poi ho deciso di dire la mia, di farla mia”, dice Pietro, una laurea in Relazioni pubbliche e comunicazione in tasca e un lavoro da strategic designer alle spalle. Se lui è il creativo e l’ideatore della nuova immagine aziendale, il fratello Aldo, che si è laureato in Economia e ha lavorato a Milano e a Londra, è la mente manageriale: “Dall’esperienza nei fondi d’investimento ho imparato dinamiche di gestione complesse. Negli anni Tenuta La Cà si è trasformata in un posto magnifico in

Quando ripenso alla nostra intervista, lo vedo appoggiato di spalle   alla sua azienda Prime Alture Winery, sigaro in bocca, con il viso rivolto a questo magnifico sole autunnale, sereno  con se stesso.. il mondo può aspettare ..meno il suo vino Monsieur Pinot Noir .. che con molta probabilità lo  avrebbe bevuto anche a cena.” Un elegante signore di campagna Roberto Lechiancole, così  lo descrive un ospite’ francese di Prime Alture, non dissimile- come immagine- dalla mia. Ma come è arrivato tra le colline di Casteggio questo signore che alla passione del vino si è avvicinato da imprenditore percorrendo tutte le strade dell’alta tecnologia.” L’innamoramento per le colline dell’Oltrepò Pavese, il desiderio di un punto fermo in una vita fatta di viaggi, aerei, incontri di lavoro-  dice Roberto Lechiancole,  un vino il Pinot Nero” Andiamo per gradi: perchè il Pinot Nero, chiedo” Volevo diventare il signore del Pinot Nero, da qui la parola Monsieur datami dall’enologo Jean Francois Coquard, francese con cui ho avuto una lunghissima collaborazione per la sua decennale esperienza in Oltrepò. Poi questa terra , ideale per il clima , l’esposizione delle vigne, il suolo argilloso marnoso che consentono di ottenere vini compatti, profondi, longevi. E poi io

Bertinoro, cornice della seconda edizione di "Vino al Vino", è il punto in cui si sovrappongono le due denominazioni più importanti della Romagna: L’ Albana DOCG la Doc Sangiovese di Romagna.  Disposto sul crinale un'irta collina e dominato da una Rocca medievale, questo paesino idilliaco è soprannominato il "balcone di Romagna" per via della vista mozzafiato che offre sul circondario. Pochi borghi italiani sono parimenti panoramici e ben preservati, e si fa fatica a trovarne uno altrettanto brulicante di vita.  Il vino e l'università di Bologna, che ha trasformato la Rocca nel suo polo congressuale, hanno scongiurato quell'effetto "mummificazione" che alle volte sembra l'unico modo per mantenere intatti questi luoghi del passato. Passeggiando per le ripide viuzze si trovano, al posto delle solite serrande abbassate, decine di ristoranti e una serie di spazi dedicati alla promozione enoturistica. Salendo al maniero, si scopre, negli ambienti non adibiti a sale convegni, uno splendido museo interreligioso che testimonia, tra le altre cose, la presenza ultra secolare sul territorio comunale di una ben integrata comunità ebraica.  A convivere felicemente in questo luogo non sono solo i cristiani e gli ebrei, gli universitari e gli enofili, ma anche e soprattutto i due vitigni romagnoli per eccellenza: il Sangiovese

La presentazione è stata fatta lo scorso anno a Vinitaly,  ma per noi sempre attuale per un colpo di gusto che ha spaziato in 4 Continenti Sauvignon Blanc vitigno   ad alta acidità,  vinificato secco, quindi senza residui zuccherini; raramente vinificato e maturato in legno. È  un vitigno aromatico, ricco di metossipirazzine, erbaceo, di corpo leggero-medio. Preferisce climi freschi o temperati, si adatta a diversi tipi di suolo ed ha  profili aromatici facilmente riconoscibili: Erbaceo (erba tagliata); Vegetale (asparagi, peperone verde); Floreale (fiore di sambuco); Agrume (limone, lime); Frutta bianca (mela, uva spina); Drupa (pesca, albicocca); Frutta tropicale (frutto della passione). 4 i  Sauvignon Blanc in una degustazione. Il primo è il francese Vacheron Sancerre Loira 2017 Vino secco, che non fa legno. È  di un colore paglierino limpido. Dal naso pulito, media intensità, sentori di lime, mela verde accompagnata da una nota di alga. Erbaceo. In bocca è  secco, asciutto, verticale. Alta acidità agrumata, lime. Vino dal corpo medio, corrispondenza gusto-olfattiva. Lunga persistenza. Vino molto buono. Il secondo è il Koyle Costa Cuarzo Colchagua Costa Sauvignon Blanc 2018, Proviene dalla  costa cilena caratterizzata dal  clima fresco dalle Ande. Colore paglierino limpido. All'olfattiva  presenta una media intensità con iniziale nota fruttata di pesca bianca, poi erbacee e

Dai tempi dei fenici fino ai romani e oltre il vino veniva prodotto e conservato in un’anfora. Il materiale utilizzato era la terracotta, all’interno della quale i vini nascevano, si affinavano, venivano trasportati da una sponda all’altra del mare. Oggi si riscoprono antiche tradizioni che permettono ai vini moderni di essere assaporati come anticamente. Gli antichi ne facevano già buon uso ma solo recentemente l’utilizzo della terracotta per fare il vino è stato nuovamente riscoperto.  Per la porosità che caratterizza questo materiale, l’utilizzo della terracotta senza alcun rivestimento permette una intensa ossigenazione e il buon passaggio di ossigeno determina una maturazione ottimale dei vini rossi ma anche di quelli bianchi.  Molte le cantine che utilizzano questo materiale come ad esempio la terracotta della terra d’Impruneta che non ha problemi di metalli pesanti con il vino, sia a contatto con la terra sia con le giare ricoperte da c’era d’api o da resine di vetro. Ha una capacità di isolamento termico straordinaria e consente al vino di non subire sbalzi termici eccessivi durante la conservazione. Primi, dopo i Romani 2000 anni fa, e unici produttori dell’Isola d’Elba di vino rosso in terracotta, la  cantina Tresse ICT produce un vino ottenuto dopo un lungo

C’è tutto: Trebbiano in purezza biodinamico fermentato in anfore di terracotta! Dalla Toscana rossa, un bianco dalla complessa vinificazione e fermentazione in anfore di terracotta: è l’ultima etichetta in produzione limitata il “ Tinnari vendemmia 2017”. Un angolo di Toscana- Vinci- che non si pensava potesse produrre un bianco fresco, minerale e di struttura vissuto in un anfora di terracotta Toscana. Ma  la tenacia tipica dei sardi arriva in questa regione, a Vinci, con Sandro Falzari dirigente di azienda e  Clementina raffinata pittrice nel 1991 quando decidono di lasciare l’isola per stabilirsi in campagna. 15,15 ettari di terra in collina a circa 60 metri sul livello del mare, su terreni calcarei, di medio impasto e con una buona percentuale di argilla che arriva fino al 40% e con presenza di scheletro dato dal nicchio nome toscano di una conchiglia fossile marina che appare bianca. Si perché questa è terra che viene dal mare e ne porta i caratteri nei vini  E poi olivi, vigna e alberi. Roberto e Sergio gestiscono l’azienda a conduzione quindi familiare, con mansioni integrate: Roberto cura l’agriturismo ricavato da un ex fienile, Sergio è concentrato su tutto ciò che riguarda il vino dalla potatura delle vigne