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Rubrica di Emanuela Medi
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Che estate sarà quella che viene dopo questa primavera nera? Potremmo stenderci uno accanto all’altro sotto gli ombrelloni e sulle dune bollenti o dovremmo mantenere ancora la distanza di sicurezza ed evitare gli assembramenti anche quando facciamo il bagno? Non lo sappiamo, e probabilmente non lo sapremo in tempi brevi. Non è neanche detto che il mare lo vedremo dal vivo e non in streaming. Nel frattempo, però, possiamo degustarlo (o pregustarlo) stappando il “bianco giusto” e ricordandoci che il pesce c’è: non si è estinto, non trasmette il virus, i barcaioli si ostinano a pescarlo anche a fronte il crollo della domanda, e, se non ci fidiamo della grande distribuzione, possiamo comprarlo dai tanti grossisti che effettuano consegne a domicilio in tutte le città dello stivale.  Quinta de Posauda - Vinho Verde Arinto Areal  2018  Tre proposte per immaginare di stare al mare. La prima è il vino fresco e beverino più diffuso in Portogallo da quando il Mateus e il Lancer’s sono passati di moda. Vinho Verde non è un vitigno, ma una denominazione della regione del Minho, nel nord del paese, dove da sempre si producono vini leggeri, scorrevoli, dal colore verdognolo che trasuda giovialità. Un buon esempio di

La famiglia Moris dedita all’agricoltura da generazioni, partì circa duecento anni fa  dalla Spagna per raggiungere le colline Metallifere della Maremma toscana, allora terra vergine per la viticoltura. Nel 1988 girando per i vigneti piantati nella Fattoria Moris-Poggetti tra Massa Marittima e Follonica, Adolfo Parentini appena entrato in famiglia scoprì, assieme al giovane enologo Attilio Pagli, varie piante di Cabernet Sauvignon insieme al Sangiovese. Da qui l’idea coraggiosa di un vino barricato in stile moderno che avrebbe fatto la fortuna dell’azienda. L’Avvoltore, (chiamato così per il tipico rapace che vola tra le vigne della Maremma) è un blend di Sangiovese , Cabernet Sauvignon e  Syrah. L’estensione totale dei terreni oggi raggiunge i 476 ettari di cui 40 con vigneti nella DOC "Monteregio di Massa Marittima" e 60 in località Poggio la Mozza, di cui 30 ettari nella DOC "Morellino di Scansano" prodotto nella versione base e Riserva. I vigneti datati sono uno dei motivi dell’alta qualità e della fama del vino ottenuto. La cantina è tradizionale e originale con tini in cemento e legno per l’invecchiamento cui si accompagnano  attrezzature e tecnologie moderne. L’affinamento avviene nelle grotte medievali di Massa Marittima e nelle cantine della Fattoria Poggetti e Poggio la Mozza. Tra le

Salcheto, in provincia di Siena, nel distretto del Vino Nobile, diviene azienda vinicola nel 1997 sotto la guida di Michele Manelli. Prende il nome dal ruscello che nasce ai piedi di Montepulciano dove una vallata di salici contribuisce all’autonomia energetica e la sostenibilità dell’ambiente. Il salice è oggi il logo della nuova bottiglia, la Bordolese Toscanella che ricorda la tradizione del vino toscano ma in versione più leggera ed ecologica. L’azienda, il cui consulente enologo è Paolo Vagaggini, opera su circa 58 ettari a 450 metri slm, fra le più elevate della zona con vigne a conduzione biologica, secondo il protocollo Europeo. I terreni di origine pliocenica con composizione mista tufaceo-argillosa coltivati a Prugnolo Gentile, Canaiolo, Mammolo, Colorino, Trebbiano, Malvasia, Merlot, Cabernet Franc, Petit Verdot sono divisi in 4 appezzamenti: 28 ettari a Montepulciano intorno alla cantina denominata “Salcheto”;11 ettari destinati al Chianti nel vigneto “Poggio Piglia”, 11 ettari di “alberello” in Val d’Orcia denominati “La Bandita” e 8 ettari denominati Abbadia a Montefollonico (Torrita di Siena) per un totale di 380.000 bottiglie l’anno circa. I vini sono improntati alla bevibilità ed alla precisione aromatica con raccolte manuali e vinificazione senza solfiti e lieviti indigeni. L’interesse verso la sostenibilità ambientale e

#viaggionelvino Facciamo nostro l’invito di Luigi Moio, vicepresidente OIV a intraprendere un viaggio, non proprio virtuale, per l’Italia nel vino, in tempo di crisi. Per questo abbiamo creato un nuovo hashtag al fine di segnalare alcune etichette che il nostro Raffaele Mosca Master Sommelier  ha  gustato andando alla ricerca di qualche bottiglia in vendita online o  “ ripescata “ nella memoria dei suoi non pochi viaggi. Proprio come Moio ci suggerisce ,Raffaele Mosca è andato oltre la semplice descrizione gustolfativa, per descrivere il vitigno, il territorio, la storia che il vino racconta.. EPOMEO ROSSO 2017 -CRATECA Non solo sole, vento, calette isolate, acque cristalline e sorgenti termali, ma anche sentieri tra le macchie, allevamenti e terrazzamenti che s’arrampicano su di un monte, l’Epomeo, che con i suoi 789 metri d’altitudine costituisce la vetta delle isole Flegree. Chi conosce bene Ischia, sa che l’isola offre questo doppio scenario, che la tradizione marinara convive da sempre con quella pastorale e che i vini rossi rappresentano una parte consistente della produzione enologica locale. Per l’Ischia Rosso c’è anche una DOC apposita, ma l’altisonante Igt che prende il nome proprio dal monte offre vini altrettanto interessanti.  DEGUSTAZIONE Molto buono è l’Epomeo Rosso di Crateca, boutique winery che ha

Areni, ovvero l’antenato armeno di tutti i vini contemporanei. L’ho scovato poco prima di Natale sugli scaffali dell’Eataly e l’ho preso per proporlo in una serata alternativa. Non immaginavo che, di lì a breve, me lo sarei ritrovato protagonista del primo capitolo di “Il tempo in una bottiglia - Storia naturale del vino”, testo olistico dei newyorkesi Ian Tattersall e Robert De Salle, rispettivamente antropologo e biologo in servizio presso il più famoso Museo di Storia Naturale del mondo.

Nel 1952 Pietro Spinato fonda l’azienda vinicola nel comune trevigiano di Ponte di Piave, situato tra le sponde del fiume omonimo e le colline di Conegliano e Valdobbiadene, dichiarate Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’Unesco nel 2019. Anno record per le esportazioni di Prosecco con un aumento del 21% delle vendite in valore sui mercati esteri (Coldiretti). Anna raccoglie il testimone di Pietro nel 2002 e ricorda le “corse pazze” a Venezia per consegnare il vino nei Bacari (tipiche osterie veneziane). Dallo stesso anno l’azienda ha iniziato ad aprire ai mercati internazionali dove oggi esporta più del 95% delle bottiglie prodotte. Oggi Roberto, figlio di Anna Spinato è alla guida della cantina, sua nel 2006 l’idea di un packaging con rivestimento in PET, detto sleeve, che aderisce alla bottiglia, dalla grafica colorata. Una vera rivoluzione soprattutto all'estero per la gamma di vini frizzanti e spumanti, Prosecco, Rosè e Moscato da 0,75 l con l’obiettivo di dare all’azienda un’identità visuale riconoscibile. Nel 2012 l’azienda ottiene la certificazione di azienda biologica. Anna Spinato promuove vini legati al territorio come il Raboso del Piave e l’Incrocio Manzoni, ma anche vitigni internazionali come Chardonnay, Sauvignon, Cabernet Sauvignon, Pinot Grigio e Merlot, con una produzione di oltre mezzo milione di bottiglie. PROSECCO DOC

Trebbiano, Malvasia e San Colombano ,i contadini li legavano tra un acero e l’altro, un po’ come si fa ancora con le cosiddette “viti maritate” campane, tenendoli sempre alti per lasciare spazio al bestiame che pascolava liberamente. Le uve, che erano raccolte ad autunno inoltrato, venivano appese su graticci collocati in ambienti ricavati nelle case di pietra. Appassivano lentamente, cullate dai venti che battono costantemente la valle del Clitunno. La fermentazione avveniva in caratelli lungo tutto l’inverno, e terminava giusto in tempo per la Pasqua, tant’è che alcuni storici del vino riconducono la discussissima origine dell’appellativo “Santo” ai festeggiamenti per il Cristo Risorto, nel corso dei quali si spillavano i primi campioni. E visto che a parlare di santi non manca poi molto per l’avvicinarsi della Santa Pasqua, riproponiamo una interessante degustazione fatta da Raffaele Mosca a proposito di un interessante e casalingo Vin Santo, appunto di Trevi A Trevi gli scampoli di quell’antica tradizione sono sopravvissuti fino agli anni 70′. Si è estinta per cause naturali – tra tutte, la morte per anzianità degli ultimi contadini – più che per l’avvento dell’agricoltura industriale, che qui è stato meno massiccio che altrove. Al momento, questo filone della viticoltura Trevano-spoletina non è ancora

Castello di Spessa una realtà consolidata per la sua linea di prodotti enologici e per l’accoglienza di qualità, in questo 2020 ha deciso di rinnovare con una comunicazione elegante, fresca e omogenea le etichette delle tre linee di vini; aggiornando e arricchendo la comunicazione  aziendale con un nuovo claim “Romance is in our nature” che connota l’intero romantico mondo del Castello di Spessa Golf&WineResort, icona di raffinata ospitalità italian style in cui tutti possono immergervi e sentirsi rigenerati. La cantina di Capriva del Friuli non produce esclusivamente vino ma come detto è un Resort che ha a disposizione novanta posti letto, tre ristoranti, un campo da golf a 18 buche e una Wellness Spa con vinoterapia. La struttura offre servizi e prodotti scaturiti dalla naturalità, dal territorio, il gusto e i  valori della tradizione interpretati in maniera fresca e contemporanea, tutti da scoprire e vivere con semplicità e immediatezza. La storia della cantina si intreccia da secoli con la viticoltura, dato che dai suoi vigneti si produceva vino sin dal XIII secolo e nel XVI secolo si coltivava già la Ribolla Gialla. Nel 1773 anche Giacomo Casanova, ospite a Spessa, ne apprezzò i vini, definendoli nelle sue Memorie “di qualità eccellente”.  Oggi l’Azienda

Mai come quest’anno la TOSCANA o meglio il CHIANTI si è presentato in “ gran forma” con un evento Chianti Lovers 2020 che ha registrato una affluenza di tutto rispetto: non meno di quattromila visitatori nelle giornate delle anteprime. E i numeri danno ragione a questa denominazione che riscontra grande interesse nei giovani: un prodotto di qualità, facile nella beva e complesso nella degustazione, in sintonia con il mercato italiano ed estero. Si segnala pertanto una crescita, come rileva il presidente del Consorzio Aldo Busi al suo quarto mandato, nel 2019 del 6,3% in volume del 7% in valore, pari a circa 800 mila bottiglie   Il Consorzio Vino Chianti nasce nel 1927 e oggi aggrega più di 2.500 produttori, con 13.000 ettari di vigneti e 80 milioni di litri prodotti annualmente della denominazione Chianti DOCG. Sempre il Consorzio ha definito che l’annata 2019 di produzione enologica, in uscita in questo 2020 e in anteprima per la manifestazione, come una “grande annata” con molte promesse da mantenere nel bicchiere, che saranno tutte attese grazie alla salute delle piante, al clima favorevole e al lavoro meticoloso dell’uomo dell’anno passato. Per quanto riguarda la denominazione del Morellino, presente alla manifestazione, la passata vendemmia è stata

La cantina Dama del Lago nasce nella Tenuta Rentica sul lago di Bolsena nella quale viene allevato e curato un uliveto, campi di grano e un bosco. La produzione enologica riguarda 2 bianchi e 2 rossi. Durante la nostra visita della tenuta abbiamo apprezzato l’eleganza di questo posto con scorci e vedute d’incanto, e degustato la linea dei prodotti partendo dai bianchi: Martino - Est!Est!!Est!!! di Montefiascone DOC - 2017 - 13,5% vol. - blend prodotto con uve Roscetto o Trebbiano Giallo, Malvasia Bianca, Malvasia Gialla con un’aggiunta di vitigni locali.   Il nome di questo vino come le uve sono l’espressione del territorio e la storia di Montefiascone, poiché Martino era il servo nella nota storia del Vescovo Johannes Defuk, che intorno al 1100 in quanto grande estimatore enologico spediva in avanscoperta il suo servo per selezionare le migliori locande sulla via, contrassegnando con un sigillo concordato la parola latina “Est!”. Il sigillo garantiva così al Vescovo di degustare i migliori vini sul suo cammino ma nel borgo di Montefiascone, comune nella provincia di Viterbo e situato sulle sponde del lago di Bolsena, Martino marchiò il vino di questo borgo con la dicitura “Est!Est!!Est!!!”. Da qui nasce la storia della DOC